Intervista a Federico Sbandi

federico sbandi speaker tedxrieti
Intervista al quarto speaker sul palco di TEDxRieti, Federico Sbandi
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Molte persone hanno disimparato a respirare durante questo pazzo periodo che, non è ancora finito ma siamo quantomeno in un altro capitolo.” Intervista a Federico Sbandi

 

Digital Strategist con una lunga formazione nazionale e internazionale, pratica sport da combattimento che gli hanno temprato il carattere fornendogli la giusta disciplina per affrontare la vita. Ha fatto del suo percorso di crescita personale un lavoro, mettendo a disposizione dei giovani le proprie competenze professionali e umane. Oggi facciamo qualche domanda al nostro quarto speaker, Federico Sbandi.

 

Cosa rappresenta per te salire sul palco del TEDxRieti come speaker?

 

Ne sono orgoglioso perché avrò la possibilità di fare da speaker a quello che è, dal mio punto di vista, non solo la tipologia di talk più conosciuta al mondo ma anche la più autorevole. Ci sono diverse manifestazioni in cui è possibile fare da public speaker, specie in Italia, che nel tempo hanno un pò perso la magia, quell’aura di sensazionalità, perchè, magari per questioni finanziarie, si sono aperti a delle logiche differenti.

Hanno cominciato ad accogliere tantissimi speaker, perdendo un pò quell’attenzione al dettaglio che si ha quando invece si portano sul palco pochi speaker calibrati e si cura ogni sillaba di quello che fondamentalmente andranno a dire al pubblico. Il vantaggio del TEDx rispetto ad altre conferenze del mio settore è che non si tratta il classico evento conosciuto solo tra addetti ai lavori bensì un evento di fama internazionale noto a tutti dove sarà molto stimolante poter incontrare e connettermi anche con altre persone.

 

Ricordi un talk che ti ha particolarmente ispirato?

 

Ce ne sono un paio. Il primo è Sleep is your superpower di Matt Walker, un esperto americano del sonno che ha fatto questo talk pazzesco spiegando in termini semplici come migliorare la qualità del sonno. Una serie di piccoli suggerimenti che poi ho voluto applicare alla mia vita. Dall’alto della sua esperienza ha anche illustrato i fatti positivi e negativi che accadono nella vita di una persona quando il sonno viene gestito bene o male. Devo dire che è stato illuminante. 

Il secondo talk è completamente diverso: Extreme Ownership” di Jocko Willink, un ex comandante dei Navy SEALs. Usando la metafora di una sua missione in Iraq, ha fatto una riflessione sulla leadership moderna e ha spiegato come molte cose imparate sul fronte di battaglia gli tornino utili ancora oggi per essere un buon leader. 

 

Qual è la tua idea rispetto al nostro tema “Respira.”?

 

Penso che siamo tutti d’accordo, al di là delle statistiche, semplicemente guardandoci intorno, che ci sono diverse persone che hanno ceduto mentalmente durante la pandemia, soprattutto nei primissimi periodi di clausura domestica. Quello è un segnale… quando nella vita le certezze crollano e viene messo tutto in discussione, è come se perdessimo la capacità di fermarci e di dare alle cose il giusto peso. Questa sensazione l’associo al concetto di respiro. Guarda caso il respiro è lo strumento fondamentale che qualunque esperto di salute mentale, di yoga o di meditazione tende a farti sviluppare sin da subito proprio perché nei momenti negativi, quando il mondo affonda, quando i tuoi sentimenti sono feriti, imparare a gestire il respiro in realtà ti insegna indirettamente anche a gestire gli stati di ansia. Per questo vedo una diretta connessione tra le due cose. Molte persone hanno disimparato a respirare durante questo pazzo periodo che, non è ancora finito ma siamo quantomeno in un altro capitolo. Respirare con calma è la conditio sine qua non per essere sereni e questo lo può raccontare qualsiasi persona prima di fare un colloquio di lavoro, qualunque studente universitario prima di sostenere un esame, qualunque speaker prima di salire sul palco: se non gestisci bene il respiro, tutto il resto della vita diventa complesso.

 

Se dovessi associare una parola a questa esperienza, quale sarebbe?

 

Introspezione. Il confronto con persone come Stefania Betti (Co-organizer e Curatrice TEDxRieti, NdR) che mi stanno aiutando a rifinire il canovaccio del mio talk, ha fatto emergere una serie di elementi personali che ho sempre ritenuto troppo privati per essere condivisi, specie sul palco di un evento dove magari mi stavo rivolgendo a colleghi o a  professionisti del digitale. Nel contesto del TEDxRieti e nel flusso di pensiero del talk che andrò a fare, questi dettagli sono invece pertinenti.

È stato sia divertente che impegnativo tirarli fuori e metterli in fila al servizio delle persone, scavare nel profondo in ricordi e sensazioni che neanche le persone a cui sono più legato conoscono.

 

Cosa speri di smuovere nel pubblico con il tuo talk?

 

Non ho l’ambizione inverosimile di cambiare la vita delle persone. Vorrei provare umilmente a piantare un seme nella testa di chi mi ascolterà che nei giorni, nelle settimane o nei mesi successivi possa pian piano germogliare. Spero che qualcosa dei vari punti che verranno toccati nel mio talk inneschi una riflessione, un confronto, un cambiamento individuale. Questo è l’obiettivo che ogni speaker dovrebbe avere: mandarti a casa con qualcosa che in modo realistico possa cambiarti in meglio l’esistenza.

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